EPISODIO 15

Imparare dall'arte

Il bisogno di spazi di libertà

Nella società di oggi diamo per scontato che la libertà di espressione sia un diritto acquisito. Ma per le marche – e in generale per chi comunica – non è affatto così ovvio.

Nel nostro lavoro aiutiamo le marche a esprimersi, a raccontarsi davvero alle persone. Eppure, sebbene formalmente non ci siano limiti espliciti alla libertà di comunicare, nella pratica questa è spesso vincolata da inibizioni molto concrete. La paura del giudizio, la paura del mercato, la paura dei risultati, restringono gli spazi d’espressione.

Col tempo, questo porta molte marche a scegliere linguaggi convenzionali, già collaudati, così da risultare “sicuri” e “corretti”. Nel tentativo di non sbagliare, le marche finiscono spesso per dimenticare come parlare davvero alle persone. Ma il prezzo è alto: si perde il contatto autentico con il pubblico. La comunicazione diventa distante, fredda, incapace di creare empatia.

Ecco perché nel nostro lavoro è necessario tornare a coltivare la libertà di pensiero. È fondamentale avere il coraggio di superare ciò che è già noto e sicuro, di mettersi in gioco con nuove idee e nuovi linguaggi.

In questo senso, l’arte contemporanea rappresenta ancora oggi un punto di riferimento straordinario. Probabilmente è uno degli ultimi spazi dove la libertà di espressione si esercita senza compromessi. Nel quale gli artisti sperimentano nuovi linguaggi senza la paura di essere giudicati o di dover subito piacere. Non perché il giudizio non esista, ma perché non detiene il controllo. Questa attitudine dovrebbe far riflettere chi, come noi, si occupa di comunicazione e branding.

Mi piace ricordare che tutti quelli che fanno il mio mestiere, spesso provengono da scuole che un tempo chiamavamo “d’arte applicata”. Nessuno di noi si è mai definito artista, ma abbiamo sempre avuto un legame profondo con quella libertà espressiva che l’arte porta con sé, anche solo come influenza all’interno del nostro mestiere.

Oggi più che mai, la comunicazione ha bisogno di ritrovare questo spirito: uno spazio per il pensiero indipendente, il coraggio di mettere in discussione le regole che noi stessi abbiamo creato, la consapevolezza che una prudenza eccessiva soffoca le marche più di quanto le protegga.

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EPISODIO

Imparare dall'arte

Il bisogno di spazi di libertà

Nella società di oggi diamo per scontato che la libertà di espressione sia un diritto acquisito. Ma per le marche – e in generale per chi comunica – non è affatto così ovvio.

Nel nostro lavoro aiutiamo le marche a esprimersi, a raccontarsi davvero alle persone. Eppure, sebbene formalmente non ci siano limiti espliciti alla libertà di comunicare, nella pratica questa è spesso vincolata da inibizioni molto concrete. La paura del giudizio, la paura del mercato, la paura dei risultati, restringono gli spazi d’espressione.

Col tempo, questo porta molte marche a scegliere linguaggi convenzionali, già collaudati, così da risultare “sicuri” e “corretti”. Nel tentativo di non sbagliare, le marche finiscono spesso per dimenticare come parlare davvero alle persone. Ma il prezzo è alto: si perde il contatto autentico con il pubblico. La comunicazione diventa distante, fredda, incapace di creare empatia.

Ecco perché nel nostro lavoro è necessario tornare a coltivare la libertà di pensiero. È fondamentale avere il coraggio di superare ciò che è già noto e sicuro, di mettersi in gioco con nuove idee e nuovi linguaggi.

In questo senso, l’arte contemporanea rappresenta ancora oggi un punto di riferimento straordinario. Probabilmente è uno degli ultimi spazi dove la libertà di espressione si esercita senza compromessi. Nel quale gli artisti sperimentano nuovi linguaggi senza la paura di essere giudicati o di dover subito piacere. Non perché il giudizio non esista, ma perché non detiene il controllo. Questa attitudine dovrebbe far riflettere chi, come noi, si occupa di comunicazione e branding.

Mi piace ricordare che tutti quelli che fanno il mio mestiere, spesso provengono da scuole che un tempo chiamavamo “d’arte applicata”. Nessuno di noi si è mai definito artista, ma abbiamo sempre avuto un legame profondo con quella libertà espressiva che l’arte porta con sé, anche solo come influenza all’interno del nostro mestiere.

Oggi più che mai, la comunicazione ha bisogno di ritrovare questo spirito: uno spazio per il pensiero indipendente, il coraggio di mettere in discussione le regole che noi stessi abbiamo creato, la consapevolezza che una prudenza eccessiva soffoca le marche più di quanto le protegga.